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Regional cultural translation style - mainland China , Taiwan, Italian and Chinese translations compare

Author: SuChunZuo
Tutor: WangTianQing
School: University of Foreign Trade and Economic
Course: Foreign Linguistics and Applied Linguistics
Keywords: cultura regionale traduzione influenze linguistiche Taiwan Cina continentale
CLC: H772
Type: Master's thesis
Year: 2006
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Abstract


La presente tesi si presuppone l’obiettivo di indagare le differenze culturalitra Taiwan e il resto della Cina a partire da una prospettiva storica, economica eculturale in senso lato;attraverso la raccolta di materiale di diverso tipo, mira apresentare il diverso sviluppo a cui sono approdati i due lati dello Stretto comeconseguenza di questo periodo di separazione, mostrando come questo stato di cose sisia potuto riflettere a livello linguistico e come infine alcune differenze individuabilinello stile della traduzione possano essere attribuite proprio a tali avvenuti mutamentinelle abitudini linguistiche. Chi scrive è nata a Taiwan e approfittando di questaesperienza di vita a Pechino a diretto contatto con gli usi e costumi locali, è in gradodi testimoniare l’esistenza della diversità delle abitudini linguistiche tra i due lati delloStretto, che si manifestano soprattutto nel lessico legato alla vita quotidiana. Pertantoil confronto tra le abitudini culturali e linguistiche di cui si parlerà più avanti, prendele mosse anche dall’esperienza personale della scrivente. In conclusione, verrannoproposti alcuni brani tratti dal “Marcovaldo” di Italo Calvino, sia nella loro versioneoriginale in italiano che nella rispettiva traduzione cinese da parte di un traduttoredella Cina continentale e di un traduttore di Taiwan con l’intento di analizzareconcretamente le differenze di stile e le eventuali discrepanze, sia tra le due diverseversioni che in relazione al testo originale.Nel primo capitolo vengono presentati i punti di contatto tra la cultura e lalingua, nonché i concetti principali della traduzione.Il termine wenhua -“cultura”-in Cina originariamente stava ad indicare lelettere e l’istruzione degli antichi imperatori, contrapposta alle “arti marziali”. Ilsignificato moderno della parola deriva dal giapponese, che a sua volta ha le sueradici nel latino cultura, che originariamente rimanda ai concetti del coltivare,dell’educare, dell’allevare. A partire dal XV secolo il termine verrà utilizzato anchenel senso dello sviluppo della moralità e delle capacità umane. Mentre “cultura” nelsuo significato attuale inizia ad essere utilizzato solo a metà del XIX secolo nelleopere di antropologia, del termine, nel dizionario enciclopedico cinese “Cihai” vienefornita una spiegazione in senso lato – come “l’insieme della ricchezza materiale espirituale creata dallo sviluppo concreto della storia della società umana” – ed unaspiegazione in senso stretto – come “forma mentis di una società e tutti gli organismiadeguati al suo corretto funzionamento e alla sua appropriata organizzazione” – cheporta a definire la ‘cultura” come un fenomeno storico, dotato di natura classista,carattere nazionale e continuità storica. Per una migliore interpretazione del terminepossiamo dire che la “cultura” è l’insieme delle adeguate capacità e degli adeguatirisultati di adattamento ad un determinato ambiente da parte di un determinato popolo.Vedere la cultura come la capacità e i risultati accumulati nel tempodell’adattamento di un popolo ad uno specifico ambiente ci è di aiuto nel processo dicomprensione del valore pluralistico e universale delle culture del mondo e dellacultura cinese. E l’influenza che la cultura esercita nei riguardi della lingua, si rifletteprincipalmente a livello lessicale.A questo proposito, vediamo alcuni esempi. Le popolazioni dell’Indiameridionale riescono a distinguere sette diversi tipi di bambù ma non hanno paroledifferenti per indicare la rugiada, la nebbia o la neve. Basta pensare alla zona a climatropicale dove abitano queste popolazioni per capire facilmente la ragione per cuinella loro lingua non sia sentita la necessità di distinguere fenomeni che non siverificano a quella latitudine. Al contrario, se in inglese una sola parola corrisponde alsignificato di neve – snow – gli Eschimesi del Polo Nord possiedono, invece, diverseparole per indicare ‘la neve posata sul terreno’, ‘la neve che cade in questo momento’,‘la neve che si sta accumulando’, ‘la neve già accumulata’, e così via. Certamente lapresenza della neve rappresenta un elemento importante per gli spostamenti o per lacaccia e la ragione di questi fenomeni linguistici è ovviamente da rintracciare neldiverso ambiente naturale che le lingue si trovano a descrivere. Ma se è vero che lalingua, nel suo processo di formazione e sviluppo, risente dell’influenza della realtà edella cultura che si trova ad esprimere, è altrettanto vero che la lingua stessa è ingrado di influenzare il modo di guardare alla realtà e di interpretare la cultura. Inquella che va nota come l’ipotesi di Sapir-Whorf, infatti, viene dichiarato che“diverse strutture linguistiche danno forma a diverse concezioni del mondo”. Sebbenesia molto positivo riconoscere lo stretto legame che intercorre tra lingua, pensiero ecomportammenti sociali, tuttavia, in ultima analisi, non si può fare a meno di rilevareche l’evoluzione linguistica e del pensiero viene causata dalla realtà sociale edeconomica e non può essere che la lingua ed il pensiero definiscano l’evoluzionesociale ed economica.Ora, la traduzione è un tipo di comprensione, di interpretazione. Lacomprensione di nuovi fatti e nuovi termini viene filtrata dall’esperienza personaleprima di diventare conoscenza. Anche interpretare, o parafrasare, significa tradurre;ladifferenza è che in questo caso si utilizza la spiegazione per portare alla traduzione diun fatto. Parlare di traduzione porta inevitabilmente al problema del bilinguismo. Iltraduttore può non avere una padronanza perfetta delle due lingue ma deve possederecomunque un discreto livello di conoscenza;questa è la condizione preliminare. Insecondo luogo, egli dovrà conoscere il diverso uso delle parole delle due lingue,nonché la differenza della struttura sintattica di esse per poter “comprendere” il testo esolo successivamente potrà, attraverso apposite tecniche e modalità, portare il lettoreall’apprezzamento di una buona traduzione. Per apposite tecniche e modalità, siintende “traduzione letterale” e “traduzione a senso”. La prima, traducendo parola perparola, consente di far tornare i conti, mette tutto al proprio posto, ma spesso occorreoperare degli spostamenti o degli aggiustamenti nell’ordine delle parole, nellecategorie grammaticali o nella sintassi per approdare a quell’ideale di ‘fedeltà” e‘scorrevolezza’.Secondo la teoria del linguista americano Sapir, le parole non sono icorrispondenti linguistici simbolici dei concetti, “bensì delle forme, delle coseprovviste di un loro modello, che possono comprendere un po’ di più o un po’ di menodel materiale del concetto dell’intero pensiero, in accordo con quanto permesso dallaparticolarità di una data lingua”. Esse possono comprendere concetti fondamentali,concetti principali, concetti astratti o concetti composti. I costituenti della parolapossono essere suddivisi in “costituenti essenziali” e “costituenti grammaticali”. Iprimi corrispondono a quella che viene comunemente chiamata la radice di una parola,mentre i secondi corrispondono ai suffissi che indicano la persona, il genere, ilnumero, il tempo, e così via. Le parole, inoltre, sono delle unità formali e non delleunità funzionali. Nella pratica della traduzione è necessario, come abbiamo detto,padroneggiare sia la lingua di partenza che la lingua di arrivo, ma una traduzioneriuscita non è solo frutto della conoscenza di base della grammatica, del lessico, ecc.di una lingua. Compito principale della traduzione non è una trasformazione dellalingua, ma piuttosto trasmissione di informazioni e di contenuti. Come afferma WangZuoliang: “Dove risiede la maggior difficoltà della traduzione? Esattamente nelledifferenze culturali”. Il linguista americano teorico della traduzione Dr. Eugene A.Nida ha indicato che “tradurre consiste in un interscambio tra due culture. Al finedella riuscita di una traduzione, avere familiarità con due culture è addirittura piùimportante della padronanza delle due lingue in questione. Questo in quanto le parolehanno significato solo nella prospettiva culturale di riferimento”. Ciò chiarisce perchétradurre significhi mettere insieme la cultura occidentale e quella orientale, mentreinvece, allontanandosi dal retroterra culturale, non sia possible raggiungere un verointerscambio tra le due lingue. La cultura occidentale e la cultura orientale presentanonotevoli diversità, così come anche le rispettive modalità di pensiero: a causa diquesta diversità sul piano della cultura linguistica, del pensiero filosofico, delletradizioni storiche, delle varie modalità di produzione culturale all’interno dellerispettive società, a volte possono presentarsi persino dei conflitti. La traduzione non èsolo un complicato processo di trasformazione linguistica, in quanto, sebbene duelingue possano somigliarsi, è inevitabile che esse portino con sé delle tracce dellapropria cultura storica e nazionale. Inoltre il traduttore, nel processo di lettura deltesto originale, già nel modo in cui interpreta il pensiero del testo da tradurre, giànello stile in cui lo interpreta e comprende e successivamente lo traduce, riproponeinconsapevolmente una sua propria ermeneutica. Pertanto qualunque opera ditraduzione porta il marchio del suo traduttore. Così, come afferma il grande studiosocinese contemporaneo Qian Zhongshu “tra la lingua di un Paese e la lingua di un altroPaese c’è necessariamente una distanza;tra l’interpretazione e lo stile letterario deltraduttore e la forma e il contenuto dell’opera originaria anche non può non esistereuna certa distanza e inoltre perfino tra il sentire del traduttore e la sua capacitàespressiva corre solitamente una distanza.” Per questo un testo tradotto presenteràsempre dei punti in cui mancherà di fedeltà al testo originario, in cui il significato noncombacerà;questo è il ‘ricatto” insito nel modo di dire italiano ‘traduttore – traditore’.Il sociologo della letteratura francese Robert Escarpit ha coniato l’espressione:“ribellione creativa”;lui ritiene che la traduzione implichi sempre una sorta di‘ribellione creativa’. Tale ‘ribellione creativa’ viene stabilita dalla natura artistica dellatraduzione, come dire che una traduzione deve sempre manifestare “fedeltà,comprensibilità e raffinatezza stilistica”. Tale lavoro creativo non è inferiore allacreazione letteraria, così possiamo dire che la creatività del traduttore è più che altrouna creatività di secondo grado, è una ri-creazione del testo originario. Un’operaletteraria è come una goccia d’acqua che rifrange lo splendore del mare: al suo internoè depositata tutta la sua più ricca connotazione linguistica, culturale, sociale e artistica.Come viene trapiantata in un ambiente linguistico estraneo, se il traduttore noninterviene mettendole a disposizione il terreno adeguato alle sue esigenze, sarà bendifficile far fiorire quel bellissimo fiore che risplendeva nell’ambiente della linguaoriginaria.Il secondo capitolo invece presenta la situazione dello sviluppo delretroterra linguistico delle due zone – Cina continenatale e Taiwan.A guardare dal punto di vista della vita e dell’economia, la societàtaiwanese degli ultimi tre-quattrocento anni possiede uno spiccato carattere culturalemarinaro. Con carattere culturale marinaresco si intende contraddistinguerla dallacultura continentale. La cultura marinara recente presenta forti radici commerciali,possiede una certa mobilità, apertura, pluralità, comprensività, laddove una cultura ditipo continentale poggia su basi agricole e a causa dell’attaccamento alla terra chel’agricoltura incarna, sarà di conseguenza una società piuttosto chiusa, conservatrice,statica.Il carattere marinaro di Taiwan si dispiegò fin dall’epoca olandese, daquando gli Olandesi istituirono la vendita di riso, zucchero, pelle di daino fino allosviluppo del commercio franco. Taiwan non solo già rappresentava una formaembrionale di economia incentrata sulla vendita all’esterno, ma già giocava il ruolo dicentro di smistamento e distribuzione di merci dell’Estremo Oriente;per dirla contermini moderni, era un centro di trasporti asiatici. Tale forma embrionale dieconomia incentrata sulla vendita all’esterno fece sì che Taiwan si differenziassedall’economia agricola autosufficiente della Cina continentale. Dall’età degli Olandesiin poi, Taiwan sviluppò il suo carattere di civiltà marinara, conobbe gli scambicommerciali con il mondo e con il tempo sviluppò sempre di più il caratterecommerciale delle culture marinare. A quel tempo la società taiwanese era cosìcontaminata da questa via commerciale da ricercare sempre un certo tipo digodimento materiale. Dopo l’occupazione della dinastia Qing, a causa della negativitàdel momento, lo sviluppo di Taiwan cominciò a poggiare principalmenete sugli sforzipopolari. A causa dei legami della dinastia Qing con il sistema feudale della vecchiaCina, Taiwan si chiuse ai rapporti internazionali, non ponendo più molta importanzasugli scambi economico-commerciali e riducendo di gran lunga le sue caratteristichedi economia marinara, con conseguente caduta del suo ruolo di centro di smistamentoe distibuzione di merci dell’Estremo Oriente che aveva detenuto in passato. Tuttazia,nonostante questa atrofia dei commerci internazionali, il commercio tra i due lati delloStretto, invece, riprese. Dopo gli anni ’40 del XIX secolo, attirati dalla presenza dicarbone, zolfo e canfora, gli Inglesi, gli Americani e le altre grandi potenzeoccidentali cominciarono ad introdursi deliberatamente a Taiwan. Dopo il 1860, acausa delle richieste delle grandi potenze, la dinastia Qing, dapprima a Danshui ,aprìufficialmente il porto ai commerci e di conseguenza cominciarono ad arrivare navicommerciali di ogni bandiera. Il commercio di Taiwan riprese ad espandersirapidamente, lo zucchero riconquistò il mercato internazionale, la canfora era unprodotto ancora più particolare, seguì successivamente anche il tè. Come conseguenzadello sviluppo commerciale, dalla situazione di deficit commerciale in cui avevasofferto sotto i Qing, divenne un’area di surplus commerciale dopo il 1878. Tutto ciòillustra chiaramente quanto Taiwan sia un’area di forte cultura marinara, dotata dicarattere commerciale. L’apertura del porto ebbe una grande influenza su Taiwan inquanto fece sì che la comunità internazionale e le grandi potenze si interessasseroall’isola.Nel 1949, dopo che il governo nazionalista cinese si ritirò a Taiwan, inquesti ultimi cinquanta e più anni, con lo sviluppo dell’industria e del commercio, haportato la sua economia ai livelli più alti del mondo, come conseguenza delperfezionamento delle sue caratteristiche di cultura marinara di cui si è detto prima.Culturalmente, l’isola è sempre stata una fusione di molteplici aspetti, con un’altacapacità di assimilazione di altre culture, che si riflette soprattutto a livello linguistico,dove ricorrono frequentemente parole provenienti dall’esterno. Ecco alcuni esempitratti dal giapponese o dall’inglese -ma mutuati sempre dal giapponese:Oasabi ‘mostarda’ (da wasabi, giapp.)Otobai ‘bicicletta’ (dal giapp. オートバイ,originariamente dall’ingleseautobike,)Ojisan ‘anziano signore’ (dal giapp.)Obasan ‘anziana signora’ (dal giapp.)toraku ‘camion’ (dal giapp. トラック, originariamente dall’inglese truck)laita ‘accendino’ (dal giapp. ライタ, originariamente dall’inglese lighter)Oltre a ciò, per motivi politici, alcune espressioni o vocaboli usati al di quao al di là dello Stretto di Taiwan, attraverso questa separazione che dura da oltrecinquant’anni, presentano delle differenze. Tali differenze talvolta sono dovute al fattoche a Taiwan sono state mantenute alcune espressioni lessicali in uso anche nella Cinacontinentale prima della fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, doveora, invece, non sono più molto usate. Alcuni esempi sono costituiti da:lizhang 里长, capoquartierechefu 车夫, autistayouchai 邮差, postinoInoltre, anche la trascrizione fonetica del cinese standard usata a Taiwan(il cosiddetto zhuyin) differisce da quella usata nella Cina popolare (il cosiddettopinyin). Per esempio:pinyin: b zhuyin: ㄅpinyin: p zhuyin: ㄆpinyin: a zhuyin: ㄚpinyin: o zhuyin: ㄛpinyin: an zhuyin: ㄢpinyin: eng zhuyin: ㄥAnche foneticamente, come conseguenza della reciproca influenzaesercitata dal dialetto locale taiwanese sul cinese mandarino, una delle caratteristicheche si prendono in genere ad esempio parlando della lingua cinese ufficiale parlata aTaiwan, è che manca dei suoni che prevedono un arrotolamento della lingua per laloro articolazione (i suoni retroflessi), quindi presenta molti meno casi diprolungamento retroflesso della sillaba finale di alcune parole, e molto spesso i suoniche in pinyin corrispondono a zhi, chi, shi, vengono pronunciati come se fossero,rispettivamente, zi, ci, si, così come i suoni che in pinyin corrispondono a f e a hvengono spesso confusi fra di loro. Inoltre, 1) la finale eng in sillabe come beng, peng,meng, feng, weng viene solitamente letta ong (trasformando dunque la pronuncia dellesuddette parole in bong, pong, mong, ecc.) e 2) non vi è distinzione tra eng e en.Essendo questi ultimi due fenomeni citati presenti anche nel dialetto del Sichuan, sipotrebbe pensare ad un’influenza di questo dialetto sul cinese ufficiale parlato aTaiwan.Infine, da un confronto tra il “Xinhua zidian” pubblicato nella Cinapopolare (edizione del 1990) e il “Guoyu cidian” pubblicato a Taiwan (edizione del1981), prendendo come campione la trascrizione fonetica di 3.500 termini comuni, c’èchi ha rilevato (dati tratti da Su Jinzhi, 2000) che solo 2.711 di questi risultano uguali,mentre i rimanenti 789 presentano una certa discrepanza più o meno marcata, ovvero,a livello di trascrizione fonetica, le differenze tra il cinese ufficiale della Cinapopolare e quello di Taiwan occuperebbero quasi il 25%. Anche le discrepanze alivello lessicale non sono rare. Ad esempio, l’uso della parola 搞 gao;nel dizionariodella Cina popolare il termine viene spiegato come sinonimo di “fare, gestire,occuparsi di”così anche nel dizionario pubblicato a Taiwan, solo che qui gli viene datauna connotazione negativa, spregiativa. Una frase come “你搞什么东西?” a Taiwanassumerebbe un tono di rimprovero e si preferirebbe usare il verbo 弄 nong al postodi 搞 gao. Es.: 我帮你弄吧! “Ti aiuto io!”.Il terzo e ultimo capitolo fa una panoramica della situazione dellatraduzione dalla lingua italiana fornendo un confronto fra lo stile dei traduttori dei duelati dello Stretto. La lingua italiana in entrambe le parti rappresenta una linguastraniera minoritaria;a Taiwan viene relegata a traduzioni di tipo commerciale,cataloghi di prodotti e costituisce solo secondariamente una lingua per traduzioni ditipo letterario. In Cina popolare la domanda di traduzione dall’italiano è certamentemolto più alta e anche i campi di traduzione variano di più, ciononostante, separagonata alla situazione della traduzione dall’inglese o dal giapponese, ènaturalmente anche qui molto limitata. In Cina popolare la traduzione dall’italianocomprende la traduzione scritta e la traduzione orale, di solito esercitata dai laureati inlingua e letteratura italiana o anche da laureati in altre discipline, ma che abbianoricevuto nella loro università una certa formazione in italiano, come lingua di studioannuale o biennale. A Taiwan le occasioni di traduzione dall’italiano non sono cosìnumerose e spesso, in mancanza di interpreti specializzati si ricorre al tramitedell’inglese. Come afferma Tang Renzeng: “Una traduzione riuscita deve riprodurrel’arte insita nell’opera originaria, deve essere in grado di commuovere tanto quantol’opera originaria”. Sotto questo punto di vista si può dire che le traduzioni fornite daentrambi i lati dello Stretto sono ugualmente capaci di catturare l’attenzione dellettore, di fondersi con il contenuto dell’opera senza rovinare in alcun modo la suaoriginale bellezza. A parte alcuni piccoli errori di traduzione e a parte alcune diversitànei modi narrativi, si può facilmente affermare che le traduzioni di entrambi i luoghidi pubblicazione sono di pari efficacia e sono in grado di presentare fedelmente ai lororispettivi lettori un piccolo panorama della letteratura italiana. Tuttavia, il criticoletterario e studioso di estetica Benedetto Croce affermava che: “Non è possible cheuna traduzione riproponga perfettamente l’originale” in quanto le lingue sono unprodotto che si rifa all’intuizione, i comportamenti linguistici sono unamanifestazione del pensiero interiore e il pensiero è soggetto ad estensioni, modifiche,per cui ogni espressione linguistica è senza precedenti, è unica. “Ogni traduzione èuna nuova creazione”, poiché non esiste un modo esattamente corrispondenteall’originale da tradurre;il traduttore deve piuttosto penetrare a fondo il significatodell’opera, fonderlo con il proprio pensiero e ricrearlo con nuove modalità espressive,ragion per cui è impossibile che un’opera tradotta non porti con sé lo stile deltraduttore. Inoltre, più alto è il grado di padronanza della propria lingua madre,migliore sarà il risultato finale della traduzione. Traducendo in cinese, per esempio,un cinese fluido e appropriato lessicalmente può addirittura nascondere agli occhi dellettore alcune possibili lacune nella comprensione del testo originale;naturalmente ciònon è auspicabile che accada ma può rientrare nella pratica della traduzione.La traduzione letteraria direttamente dall’italiano, a Taiwan, ha una storia dipochi anni, le opere che sono finora state presentate appartengono per la maggiorparte alla letteratura contemporanea italiana, concentrate intorno a pochi autori – I.Calvino, A. Baricco, U. Eco, L. Sciascia, S. Tamaro, ecc. -e di critici letterari veri epropri praticamente non ve ne sono. Al contrario, nella Cina popolare, forse le operedi letteratura moderna tradotte in cinese non sono così numerose come a Taiwan, main compenso esiste una solida tradizione di studi critici sulla letteratura italiana, cheha permesso non solo di presentare al lettore medio cinese alcune opere famose delrepertorio letterario italiano, ma che ha spostato l’attenzione anche sul piano critico.Una maggior circolazione dei risultati a cui indipendentemente sono giunti i critici e itraduttori di entrambi i lati dello Stretto non potrebbe che contribuire ad una maggiordiffusione della letteratura italiana nell’area asiatica in questione. Purtroppo invece sideve constatare che tra gli studenti taiwanesi di lingua italiana non è affatto diffusal’abitudine di leggere le opere tradotte in Cina popolare in questo settore;ciò si spiegacon la relativa difficoltà a reperire pubblicazioni della Cina popolare sul territoriotaiwanese e con il fatto che il lettore taiwanese comune può trovare poco familiare ilmodo di scrivere della Cina popolare. Tuttavia è da rilevare che recentementecominciano a circolare a Taiwan opere tradotte in Cina popolare nella loro versione incaratteri tradizionali che stanno allargando il repertorio di opere italiane tra cuiscegliere. La ragione per cui a Taiwan non si è ancora giunti ad una fase di studicritico-letterari è dovuta al numero esiguo di traduttori professionali, i quali devono aloro volta la conoscenza dell’italiano a soggiorni prolungati in Italia e non possiedonouna conoscenza della letteratura italiana così profonda come i traduttori della Cinapopolare. Il loro repertorio si limita alla presentazione della letteratura contemporaneamentre il merito maggiore risiede nella solida padronanza del cinese, nella ricchezzalessicale e nella profonda sensibilità linguistica che va a compensare eventuali altrelacune o debolezze.Conclusioni.Il presente studio, a partire da un terreno comune e dalla stessa lingua madredi partenza, intende fare un raffronto tra la Cina popolare e Taiwan nel campo dellatraduzione dall’italiano, con l’obiettivo di vedere quanta influenza può aver esercitatola diversa evoluzione culturale che ha preso vita negli ultimi cinquanta e più anni aidue lati dello Stretto. Attraverso una maggiore e mutua comprensione della cultura edegli usi e costumi popolari ci si augura di raggiungere un maggior grado dicircolazione culturale fra i due lati dello Stretto. Le differenze nel grado di sviluppogenerale, grazie ai continui ed ingenti progressi in ogni settore compiuti dalla societàdella Cina popolare, si sono nel tempo sempre più affievolite, portando ad un semprepiù evidente livello di assimilazione culturale dovuto ad un forte incremento negliscambi e nei contatti commerciali ed umani. Chi scrive desidera umilmentecontribuire, pur in minima parte, a ridurre le eventuali incomprensioni tra i due latidello Stretto e ad aprire uno spiraglio su un nuovo modo di conoscersi, spostandol’attenzione sulle reciproche qualità e puntando alla mutua accettazione ecollaborazione. Una maggiore reciproca conoscenza sul piano della traduzioneletteraria dall’italiano, con uno sguardo anche all’aspetto commerciale, potrebbeportare ad una migliore conoscenza della letteratura classica italiana a Taiwan e aduna più veloce diffusione della letteratura contemporanea italiana in Cina popolare,grazie ai rispettivi punti di forza dimostrati in questo ambito ai due lati dello Stretto.Maggiore scambio di informazioni, contatti solidi e buona comunicazione potrebberorappresentare un’ottima strategia per un maggior sviluppo e una più capillarediffusione della letteratura italiana.

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